martedì 2 ottobre 2007

Sessanta respiri

Sveglia all'alba. Anzi, ancora notte. Alle sei in punto del mattino sono in viaggio verso Napoli. Sul sediolino anteriore ho sistemato la TV e nel retro una valigia piena di cose pesanti. Mia madre si è offerta di venire con me per farmi compagnia, ma non c'è posto per altri esseri umani e vado da solo.
Alle sei e trenta del mattina il traffico di Napoli è vispo ma per nulla intasato. Molta gente per strada nell'ora dei pendolari, mentre l'atmosfera ancora bruna è trafitta dalla luci gialle e rosse delle automobili.
Il mio vicoletto ancora sonnecchia nel rumore di quel furgoncino dotato di spazzoloni che lava la strada (quale sarà il suo nome all'anagrafe?). Così suggerisco a me stesso di fare un lavoro pulito pulito sullo stile di Arsenio Lupin.
Scaricare la TV, chiudere l'auto, portare la TV nel palazzo, adagiarla ai piedi delle scale, aprire la porta del pianerottolo, aprire la porta di casa, portare la TV in casa, mettere la TV sul letto, lasciare tutto aperto, ripetere la stessa procedura con la valigia di cose pesanti. Fare piano, non svegliare nessuno. Meno male che non vivo al quarto piano!
Resto solo con la casa, ci guardiamo. Accendo il frigorifero, mi riposo un po' sul letto. Questa notte saremo per la prima volta insieme.
Poi mi alzo e mi rimetto in cammino per riportare l'auto a casa. Il sole appare tra il Monte Somma e il cratere del Vesuvio, il traffico è più intenso, ci sono già i primi ingorghi. Ma l'aria delle sette e trenta e fresca e frizzante. Mi meraviglio di come alcuni automobilisti siano in grado di ripartire un attimo prima che appaia il verde. In tanti anni devono aver interiorizzato i tempi delle luci che ormai fanno parte dei loro ritmi biologici. Il rosso resta sessanta respiri. Il verde trenta.